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28-12-2009 - 14:12
I Longobardi arrivano a Paestum Estratto da "L'eco dell'Archeologia" di Salerno
I LONGOBARDI ARRIVANO A PAESTUM…
Dal 19 al 22 novembre u.s. si è svolta a Paestum la XII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, un evento di grande rilevanza che ha visto la partecipazione di numerose istituzioni italiane, tra cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oltre a numerosi Paesi italiani e stranieri a forte vocazione turistica.
Nell’ambito di questa manifestazione sabato 21 novembre si è svolto il 2° Convegno Nazionale Le presenze longobarde nelle regioni d’Italia, a cura della Federarcheo, Federazione Italiana delle Associazioni Archeologiche, in collaborazione con il Gruppo Archeologico Salernitano, i Gruppi Archeologici d’Italia e la Società Friulana di Archeologia.
La Provincia di Salerno e la Leader sas, in qualità di Ente e Società organizzatrici, hanno voluto dare ampio risalto al Convegno, facendo intervenire l’Assessore al Patrimonio della Provincia di Salerno, il dott. Adriano Bellacosa, nei saluti di apertura alle varie delegazioni dell’Italia longobarda qui convenute. Tra le personalità invitate, non hanno voluto far mancare il loro augurio di buon lavoro la dott.ssa Maria Luisa Nava, Soprintendente archeologa per le province di Salerno-Avellino-Benevento-Caserta, l’Assessore ai Beni culturali, Turismo e Portualità del Comune di Salerno, avv. Vincenzo Maraio, il Direttore di Archeologia Viva, dott. Piero Pruneti e il Direttore dei G.A. d’Italia, dott. Nunziante De Maio. Il coordinamento della manifestazione è stato affidato a Felice Pastore - Chiara Lambert e Giannandrea Cescutti.
Dal brillante intervento del sindaco di Cividale del Friuli, dott. Attilio Vuga, che ha contribuito ad arricchire di molto la qualità del Convegno, è emersa la possibilità che il progetto ‘Italia Langobardorum…’si possa estendere anche ad altri monumenti longobardi attualmente non inclusi. Nel corso della giornata si è discusso molto su questo argomento ed è stato analizzato in particolare il caso del Complesso monumentale di san Pietro a Corte di Salerno, uno dei tanti monumenti esclusi, nonostante rappresenti l’unico esempio di edificio palaziale di età longobarda presente in Europa. Ma questo evidentemente non basta!. Bisogna impegnarsi di più, in primo luogo facendo rimuovere da questi monumenti tutte le superfetazioni o gli elementi di disturbo che provocano spesso terribili impatti visivi ed ambientali; occorre sensibilizzare i cittadini e soprattutto chiedere, ottenere e spendere quei finanziamenti strutturali che i Comuni e le Province possono ottenere dalle Regioni di appartenenza. In verità, non si capisce come mai alcune Città interessate (Salerno, Pavia) non seguano l’esempio di un Comune illuminato come Cividale del Friuli, che ha usufruito di questi fondi ridando dignità e splendore ai suoi più importanti monumenti di età longobarda, rappresentati dal cosiddetto ‘Tempietto’ e dal Complesso Monastico di Santa Maria in Valle. L’esempio cividalese dimostra che per raggiungere un obiettivo bisogna essere determinati, tenaci ma soprattutto attaccati alle proprie origini, come il suo Sindaco, che con impegno, sacrificio e attaccamento al lavoro ha portato avanti il progetto sul riconoscimento di sette importanti siti longobardi da inserire nel novero nel patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Dall’intervento del dott. Vuga e dalla sua successiva visita al complesso di S. Pietro a Corte si è tratta conferma che la promozione e la valorizzazione che il Gruppo Archeologico Salernitano sta facendo in modo peraltro meritorio non sono bastanti. Ci vuole qualcosa di più: occorre che la Città e le sue Istituzioni non abbandonino i propri monumenti all’incuria e al degrado. A dire il vero la Soprintendenza per i B.A.P. sta facendo molto per questo monumento, ma è necessaria un’azione continuativa, finalizzata anche ad un recupero funzionale del bene. A restauro completato, l’aula superiore, già aula di rappresentanza del principe Arechi II, dovrebbe diventare un polo d’attrazione, una sala polifunzionale per le Associazioni che intendono utilizzarla per le proprie attività culturali. E’ importante che rimanga ‘Museo di stesso’ e che al suo interno non vengano posizionati oggetti di valore che richiedono una tutela ed una protezione che difficilmente possono essere garantite, perché questo ne comporterebbe la chiusura e significherebbe privare il cittadino di un bene restaurato. Del resto sembra logico che se lo Stato impegna finanziamenti pubblici sui monumenti, poi non può venir meno a quelli che sono i suoi precisi doveri di renderli fruibili al pubblico.
Crediamo che se verrà attuata questa politica non solo si potrà sanare una situazione che al momento sembra drammatica, ma che, in una prospettiva futura l’antica corte longobarda - come ancora oggi viene indicata nella toponomastica cittadina – potrà riacquistare quella dignità e quel decoro che Arechi volle conferirle.
L’argomento è stato ripreso anche nell’intervento dell’ing. Gennaro Miccio, Direttore dei lavori in San Pietro a Corte. Dalle sue parole è emersa la forte volontà di restituire quanto prima la ‘Reggia ritrovata’ - come è stata definita nel titolo della relazione - alla Comunità salernitana; in tale prospettiva, è stata accolta favorevolmente la proposta del Gruppo Archeologico Salernitano, che, avendo da anni in gestione la parte sottostante e più antica del Complesso, si è reso disponibile per assicurare la regolare apertura al pubblico anche dell’aula superiore.
Il dibattito congressuale è continuato poi sui temi della tutela e della valorizzazione di altri importanti siti longobardi. Al riguardo, molto interesse hanno suscitato le relazioni di Federico Uncini e Feliciano Della Mora sulle fortificazioni dei ducati di Spoleto e del Friuli e quella di Giuseppe Roma sulle strutture difensive e le aree funerarie da anni in corso di studio nella Calabria. Eleonora Gasparini, Antonio Verderosa e Maria Fariello hanno illustrato temi e problemi del restauro del castrum di Civita di Ogliara, Serino (AV), mentre due monumenti di grande rilevanza sono stati oggetto delle relazioni di Federico Marazzi e Geremia Paraggio: il ben noto Monastero di San Vincenzo al Volturno (Isernia) e la meno conosciuta chiesa di Sant’Ambrogio alla Rienna a Montecorvino Rovella (SA). Gianfranco Gazzetti è intervenuto sulla necropoli longobarda della Selvicciola a Ischia di Castro (VT), Agostino Cecchini e Lucia Bellitto sulle presenze longobarde nella Tuscia, mentre Giulio Mastrangelo ha affrontato il tema giuridico, andando sulle tracce di istituti longobardi in terra d'Otranto.
Un tema a sfondo antropologico, che ha suscitato vivo interesse tra il pubblico, è stato quello del ruolo delle donne longobarde nella vita privata, sociale e politica del loro tempo: ne hanno trattato Dorotea Memoli Apicella, con un ‘ritratto’ delle principesse longobarde Adelperga e Sighelgaita, e Chiara Lambert, che ha recuperato alla storia alcune figure femminili attraverso la documentazione epigrafica.
Un momento di grande intensità emotiva si è avuto con il ricordo – affidato alle belle parole di Maurizio Buora e Felice Pastore - di due importanti figure di pionieri degli studi archeologici scomparsi negli ultimi mesi, Mario Brozzi – friulano d’adozione e già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli e magna pars nell’organizzazione della mostra sui Longobardi, allestita nel 1990 - e Nicola Fierro, Ispettore onorario del Ministero per i beni e le attività culturali, fino all’ultimo operoso nella sua Italia meridionale.
Il Convegno è stato arricchito inoltre dalla proiezione del video Da Cividale a Salerno, realizzato con semplicità di mezzi , ma con vivo entusiasmo dagli studenti salernitani del Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci”, coordinati dal prof. Matteo De Cesare.
Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Leonardo Lozito, che ha fatto un’ampia dissertazione sui cibi longobardi, di cui era stata preparata una degustazione serale: un’ampia tavolata era state imbandita con diverse pietanze e frutti dalle origini germaniche, come le nespole invernali, le giuggiole, le sorbe, le noci e le nocelle, le castagne e le saporitissime e sempre più rare mele limoncelle.
Per questa riuscitissima cornice gastronomica vanno debitamente ringraziati i Soci del Gruppo Archeologico Salernitano, gli Amici dell’Associazione di volontariato ‘Arca della Speranza Onlus’ di Baronissi, il Gruppo Archeologico Lucano e il I Circolo didattico di Mercato San Severino, che si sono avvalsi dell’opera esperta di Gerardo Di Muro, che ha fornito alcuni prodotti della terra, lavorati in proprio e conservati in salse e salsine condite a base di rafano.
La serata si è conclusa con un ‘arrivederci’ al prossimo Convegno, che si terrà nella primavera del 2011 a Nocera Umbra.
L’ECO DELL’ARCHEOLOGIAnewsletter a cura del Gruppo Archeologico Salernitano OnlusPubblicata il 16 dicembre 2009 - www.gruppoarcheologicosalernitano.org
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EDITORIALE a cura di Felice Pastore - direttore del Gruppo Archeologico Salernitano
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